Umbilicus Italiae: cenni di storia

...“Cutilia divenne ancora più famosa allorchè uno degli Imperatori Romani, il più famoso dei Flavi, Vespasiano, divenne un assiduo frequentatore delle sue acque”...
tratto dal libro Umbilicus Italiae

Paterno

e
la sua storia

CUTILIA:

Cutilia era nominata dai narratori antichi in modo diverso e talune volte anche superficialmente, come se non fosse mai esistita. Cutilia, nella zona, era considerata una metropoli importante in quanto capoluogo religioso di tutta la zona del Reatino, se non addirittura di tutta la Sabina. Varrone, invece, considerava metropoli Lista, altro centro degli Aborigeni, che però non risulta avere avuto uguale importanza religiosa. Lo stesso Varrone riporta altre opinioni espresse da vari autori precedenti a lui sull'origine di Cutilia, e sulla provenienza degli Aborigeni: o indigeni o immigrati, venuti dalla Liguria od ancora dalla stessa Grecia. Questo però, contrasterebbe con la tradizione sull'oracolo rilasciato ai Pelasgi, che li trovarono già stabili con le città di Cutilia e di Lista. Varrone, nel narrare la nascita di Roma, tende a “romanizzare” anche i luoghi toponomastici della zona di Cutilia. Anche se nativo di Reate (116 a.c.) e attaccato alla sua patria Sabina, nei suoi racconti Varrone tende sempre a mettere in risalto l'importanza di Roma a scapito della verità storica. Altre volte nei suoi racconti invece mette Roma e il Lazio in subordine rispetto alla Sabina in quanto regione.

AQUAE CUTILIAE:
fonte minerale e lago, così detto da CUTILIA, città che già esistette nel SAMNIUM ad oriente di Reate (presso Civita Ducale). Questo lago era reputato l'ombelico (UMBILICUS) d'Italia. La sua superficie era di 4 iugeri e la profondità inesplorabile; aveva poi un'isola natante di circa 20 m. di diametro, fornita di una vegetazione meravigliosa. Il lago era sacro alla dea VITTORIA, alla quale persone destinate a questo fine facevano sacrifici nell'isola. Questa fu veduta anche da SENECA, mentre oggi è scomparsa.

Da Paterno scende una stradina verso la vallata: chi la segue giunge dopo un breve cammino nel luogo dove sorgono le rovina dell'antichissima Cotilia, di cui si legge nel primo libro delle historie di Dionigi di Alicarnasso, retore e storico greco del tempo di Ottaviano Augusto. Già cospicua all'epoca degli Aborigeni, primitiva popolazione Italica e, successivamente, sotto gli Umbri prima e Sabini poi, che ne ereditarono il dominio, la città era celebre dopo la conquista romana per le sue acque sulfuree, menzionate da Strabonio e altri autori latini e molto frequentate dalla brillante società della Roma Imperiale. L'Imperatore Vespasiano, come racconta Svetonio, ogni anno si recava a Falacrine, una sua villa nel Reatino alla quale aveva dato lo stesso nome del suo paese nativo, per giovarsi delle proprietà medicinali delle acque di Cotilia; e qui morì nel 79 d.c..

* "Consolatu suo nono temptatus in Campania motiunculis levibus protinusque urbe repetita, Cutilias ac Reatina Rura ubi aestivare quot annis solebat, petiit."

Nel suo nono consolato era stato colto nella Campania da lievi agitazioni febbrili onde, tornato subito a Roma, si recò a CUTILIAE nella campagna di Rieti, ove soleva ogni anno trascorrere l'estate.( Testi elaborati dal prof. Bruno Persico)

Ancora più antica è la storia del lago, e si perde nella leggenda! Un oracolo come Apollo in Dodona, città dell'Epiro, che fu la sede del più antico santuario greco, come narra Dionigi, circa 14 secoli prima della venuta di Cristo promise ai raminghi Pelasgi che abitavano le terre settentrionali della Grecia primitiva, che proprio vicino a queso lago con l'isoletta fluttuante, nella terra degli Aborigeni, avrebbero trovato da vivere in pace e prosperità. Essi, dunque abbandonarono la loro patria e veleggiarono per l'Adriatico. Approdati in Italia e scavalcate le giogaie dell'Appennino, giunsero fino al lago di Paterno, dove riconobbero l'isola vaticinata dall'oracolo. Gli abitanti del luogo, nel vederli armati, si spaventarono e si prepararono a difendersi, ma i Pelasgi, alzando ramoscelli d'olivo, mostrarono l'oracolo di Dodona che l'aveva indirizzati lì ed implorarono amicizia ed ospitalità. Parve, allora, agli Aborigeni che essi dovessero ubbidire al dio Apollo e, pertanto, accolsero benevolmente i nuovi arrivati: offrirono loro campi da coltivare e se li fecero alleati contro i Siculi, popolazione con la quale erano in guerra. Le parole dell'oracolo furono incise con antichi caratteri su di un tripode, ossia su un recipiente votivo a tre piedi, e conservate gelosamente nel tempio di Giove, laddove Lucio Mamio giurò di averle lette:

Pergite quaerentes Siculum Saturnia rura atque Aboriginum Cotylen
ubi se inxula vectat Queis mixti, decimas Clario transmittite Phoebo
(*)

Le cose andarono proprio come l'oracolo aveva profetizzato e quel territorio, in parte paludoso e infecondo, tornò a rifiorire. A testimonianza della sua origine ellenica, il primo nome di Cutilia fu greco: Kwtiliai. Al tempo, però in cui scrisse Dionigi di Alicarnasso, quel territorio, già passato sotto la dominazione Umbra e poi Sabina, era entrato da parecchio tempo a far parte dell'Impero Romano: la città aveva quindi dimenticato il nome greco per assumere quello latino di Cutilia.

D
ell'isoletta fluttuante del lago a breve distanza da Cutilia, hanno parlato anche scrittori latini, da Plinio (Hist. nat. lib.II, c 96) a Varrone (De lin. lat. lib.III, p.17), a Macrobio (Saturn. lib. I e VII) a Seneca (Natur. quaest. lib. II c 25). Tito Livio l'accenna nella sua «Storia di Roma» quando descrive la strada percorsa da Annibale, il grande condottiero cartaginese, da Amiternum a Roma.
Trascorso il primo secolo dopo Cristo, Cutilia cominciò a perdere molta della sua importanza, finchè essendole rimasta solo la fama delle sue acque terapeutiche, la città fu distinta nelle tavole itinerarie solo con il nome di Acquae Cutiliae. Non si sa con sicurezza quando la città sia stata distrutta: alcuni autori sostengono nell'anno 475 dell'era Cristiana, ma si tratta di una semplice congettura non confortata da alcuna prova.
Per la sua ubicazione, quasi al centro della penisola Italica, il lago di Paterno con la sua isola galleggiante fece ritenere a Varrone e Plino che esso fosse l'ombelico d'Italia. Si legge infatti in Plinio (Hist. nat. lib.III, 17):

«In agro Reatino, Cutiliae lacum in quo fluctuat insula Italiae umbilicum esse: M Varro tradit». (**)

Sempre a proposito del lago di Paterno, alcuni autori (Capmartin da Chaupy, Biondo, Bucciolotti) hanno ritenuto che ad esso volesse riferirsi Virgilio quando nel libro VII dell'Eneide, descrivendo l'Italia centrale ai tempi di Enea, parla di un lago chiamato Ampsanctus, situato ai piedi di alti monti e circondato da fitti boschi percorsi da un fragoroso torrente. Li si aprivano un'orrenda spelonca e un lago pestilenziale, attraverso l'Ancheronte infernale sbucava di sottoterra:

«Est locus Italiae medio sub montibus altis, nobilis et fama multis memoratus in oris,
Ampsanctis valles: densis hunc frondibus atrum Urget utrimque latus memoris,
medioque fragosus dat sonitum saxis et torto vortice torrens. Hic specus horrendum
et saevi spiracula Ditis monstrantur, ruptoque ingens Acheronte vorago.
Pestiferas aperit fauces............
»(Eneide) (***)


"C'è nel centro d'Italia, sotto alti monti, un luogo celebre e ricordato per fama in molte regioni, le valli d'Amsanto: il fianco d'una selva, oscuro per denso fogliame, circonda questo dall'una a dall'altra parte e nel mezzo un torrente rumoroso rimbomba per salti e per rotanti vortici. Qui si aprono una spelonca orrenda e gli spiragli del terribile Dite ed una voragine immensa per il prorompere dell'Acheronte apre pestifere fauci. "

L'identificazione del lago nominato da Virgilio con il lago di Paterno, o comunque con le acque solfuree di Cotilia, non sembra però accettabile alla maggior parte dei critici perchè, se al detto lago corrisponde il fatto di trovarsi nel centro d'Italia, non corrispondono ugualmente le altre caratteristiche. L'opinione più accreditata, pertanto, cui aderisce anche il Momnsen, è quella che ritiene trattarsi del lago oggi detto d'Ansante o le Moffette: lago metifico adagiato nel cratere di un vulcano spento, in Campania, a sud del passo di Eclano, nei pressi di Frigento (Avellino). Tale ipotesi, forse la più solida, poggia su le parole di Cicerone e di Plinio, che posero chiaramente l'Ampsanctus in Irpinia.

Vale la pena visitare Paterno, il suo lago e le sue contrade: qui sono state scritte alcune tra le primissime pagine della storia d'Italia, dalle antiche civiltà Umbra e Sabina fino alla storica cavalcata di Annibale e agli imperatori della dinastia Flavia. La leggenda, poi, ha consacrato questi luoghi e li ha colorati di mistero: quanto ci sia di vero in essa non lo sappiamo e non lo sapremo mai, ma le parole dell'oracolo continuano a vivere del loro pieno valore fantastico e ci riempiono di un sacro rispetto che non sappiamo spiegare.

Nel libro "Umbilicus Italiae" potete approfondire la storia di Paterno e di Cutilia

…Pergite quaerentes Syculos Saturnia in arva
illam Aborigenum Cotylam cui natat in undis Insula…"

"…andate a cercare la terra dei Siculi, quella di Saturno e Cutilia degli Aborigeni, dove si muove un'isola…"